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Otto segnali comportamentali che possono minare la fiducia

AutoreTeam editoriale Oggi, 06:23 0
Otto segnali comportamentali che possono minare la fiducia
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In breve
  • La fiducia è associata all’apertura, all’affidabilità e alla disponibilità a tenere conto degli altri
  • Tra i comportamenti preoccupanti vengono menzionati le bugie, le promesse non mantenute e la mancanza di rimorso
  • Alcuni tratti, presi singolarmente, non dimostrano che una persona sia ingannevole o inaffidabile

Quali comportamenti possono minare la fiducia

Una prima impressione piacevole non sempre permette di capire quanto ci si possa fidare di una persona: quelle descritte nell’articolo possono sembrare affascinanti e socievoli. Secondo questa raccolta, a destare sospetti non è uno sguardo o una frase pronunciata per caso, ma il ripetersi di determinati comportamenti. Tra questi ci sono l’abitudine a nascondere informazioni importanti, a modificare la verità per fare colpo e ad agire diversamente da quanto promesso. Si tratta di un elenco di possibili segnali, non di un metodo infallibile per riconoscere le intenzioni altrui.

Il primo segnale menzionato è la riservatezza: la persona tiene per sé informazioni importanti o non mostra i propri veri sentimenti. In uno studio pubblicato sul Journal of Research in Personality, la fiducia viene analizzata attraverso tre componenti: un comportamento che dimostra la disponibilità a fare affidamento sugli altri, la convinzione che siano affidabili e l’intenzione di esporsi alla vulnerabilità. L’articolo collega l’apertura proprio a quest’ultima componente, ma non afferma che ogni atteggiamento riservato equivalga automaticamente a un inganno.

Secondo la valutazione presentata nell’articolo, nascondersi continuamente può ostacolare la fiducia reciproca: se una persona non è disposta ad aprirsi, per gli altri è più difficile fare affidamento su di lei. Si parla anche di intelligenza emotiva, ovvero della capacità di notare e comprendere i sentimenti altrui. La psicoterapeuta Marni Feuerman avverte che talvolta questa capacità viene usata per controllare: saper riconoscere i segnali emotivi può aiutare non solo a capire l’interlocutore, ma anche a manipolarlo. Dunque, la sensibilità da sola non è ancora indice di buone intenzioni.

Reticenza e impressione creata con le parole

Un altro segnale preoccupante è la tendenza ad abbellire i racconti, modificare i dettagli o attribuirsi risultati straordinari per fare colpo. Nell’articolo questo comportamento viene messo a confronto con la fiducia, che comprende l’aspettativa di poter credere alle parole e alle promesse di una persona. Uno studio pubblicato su Personality and Social Psychology Bulletin descrive le persone affidabili come oneste e benevole. Se invece l’interlocutore abbellisce continuamente i fatti, per gli altri è difficile capire dove finisca il racconto veritiero e dove inizi l’invenzione.

È importante anche che parole e fatti siano coerenti. Quando una persona promette ripetutamente una cosa e ne fa un’altra, le sue dichiarazioni perdono credibilità e diventa più difficile mantenere la fiducia. La psicologa cognitiva Anne Böckler-Raettig paragona la fiducia non a un interruttore che si può accendere a piacimento, ma a un processo continuo. Secondo lei, è necessaria sia per i singoli individui sia per la società, e le relazioni sono impossibili senza la capacità di capire l’altro e perdonare gli errori. Tuttavia, la costante discrepanza tra promesse e azioni rende più difficile ricostruire la fiducia.

Gli errori nelle relazioni sono inevitabili, ma conta anche la reazione al danno causato. Nell’articolo, l’assenza di senso di colpa dopo aver ferito qualcuno viene presentata come un possibile segnale di inaffidabilità. Al contrario, la vergogna per aver fatto qualcosa di sbagliato può spingere a chiedere scusa e a cercare di rimediare alle conseguenze. Non si intende che una persona non debba mai sbagliare, ma che sia disposta a riconoscere il danno causato e ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni, invece di continuare semplicemente a comportarsi come prima.

Responsabilità, empatia e rapporto con gli altri

Uno studio pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology collega la tendenza a provare senso di colpa all’affidabilità. Secondo la descrizione riportata nell’articolo, questo sentimento spiacevole può trattenere le persone dal compiere azioni dannose e spingerle a rimediare ai propri errori. Se invece una persona non vede ragioni per pentirsi e non cerca di cambiare comportamento, le sue promesse di correggersi possono suscitare dubbi. La pubblicazione, tuttavia, non giustifica giudizi sul carattere basati su una sola reazione: conta il modello di comportamento descritto, non un singolo episodio.

Il punto successivo è concentrarsi esclusivamente sui propri desideri. Uno studio del 2022 pubblicato su Personality and Individual Differences associa l’affidabilità alla disponibilità a tenere conto degli interessi altrui, e non soltanto dei propri. Questo approccio è particolarmente importante per chi ricopre ruoli di leadership: nell’articolo, un capo affidabile è descritto come una persona che ascolta i commenti dei dipendenti, ne tiene conto e spiega apertamente le proprie decisioni. Il modello opposto — ignorare le esigenze altrui e anteporre i propri interessi — ostacola il mantenimento delle relazioni.

L’incapacità di tenere conto del punto di vista altrui viene considerata anche in relazione all’empatia. La coach relazionale Mitzi Bockmann afferma che chi non riesce a comprendere i propri sentimenti fatica a capire quelli degli altri. Secondo la sua spiegazione, queste persone possono aspettarsi che anche gli altri mettano da parte le proprie emozioni senza rifletterci. L’articolo collega la mancanza di empatia alle difficoltà nelle relazioni e all’isolamento sociale, ma non indica un criterio universale per misurarla in una persona specifica.

Premura interessata e limiti delle conclusioni

L’ultimo dei segnali elencati è la gentilezza che si manifesta solo quando porta un vantaggio alla persona stessa. Secondo l’articolo, questa premura può svanire rapidamente se l’interlocutore non ottiene più ciò che desidera. È diversa da una costante disponibilità ad aiutare, anche se singoli gesti gentili possono apparire identici dall’esterno. Perciò non conta soltanto il gesto in sé, ma anche la ripetitività del comportamento e il fatto che l’interessamento persista quando la persona non ha nulla da guadagnare in cambio.

In uno studio pubblicato sul Personality and Social Psychology Bulletin, un elevato livello di fiducia è associato a migliori abilità sociali. Gli autori osservano inoltre che queste abilità possono servire tanto a fini egoistici quanto altruistici; l’affidabilità, a sua volta, è positivamente correlata al successo sociale e alla disponibilità ad aiutare gli altri. Questo precisa l’idea della manipolazione: saper comunicare bene non garantisce di per sé né sincerità né intenzioni egoistiche. Contano gli obiettivi e la costanza del comportamento.

Tutti e otto i punti ruotano attorno alla questione di quanto le parole, le intenzioni e le azioni di una persona siano coerenti tra loro e tengano conto di chi le sta intorno. Il testo riunisce le conclusioni di diverse ricerche e le opinioni di specialisti, ma non fornisce dettagli sufficienti a trasformare questo elenco in un test convalidato. Perciò un singolo episodio di reticenza, un errore o una parola detta in modo infelice non dimostrano che una persona stia ingannando. Il tema più significativo del materiale resta quello dei modelli ricorrenti: menzogne, promesse non mantenute, mancanza di responsabilità e premura condizionata.

Fonte: UNIAN

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