Rinunciare al caffè e pressione: perché la reazione dipende dall’abitudine e dallo stato di salute

- La caffeina di solito aumenta la pressione per breve tempo e l’intensità della reazione dipende dall’abitudine e dalle caratteristiche individuali.
- Per le persone con ipertensione di secondo e terzo grado, uno studio ha associato il consumo di due o più tazze di caffè al giorno a un rischio di morte per cause cardiovascolari più che doppio rispetto al consumo di una tazza o meno.
- L’interruzione brusca della caffeina può causare sintomi già dopo 12–24 ore; non è stata stabilita una relazione certa tra questi sintomi e un aumento o una diminuzione della pressione.
Caffeina e pressione: effetto a breve termine
La caffeina può aumentare temporaneamente la pressione arteriosa, ma questo non significa che smettere di bere caffè ne comporti necessariamente una riduzione significativa o duratura. Secondo i dati medici riportati, il consueto aumento della pressione dopo una tazza è in genere modesto e di breve durata: può persistere da un’ora e mezza a 9,5 ore. La questione, quindi, non riguarda soltanto il fatto che una persona beva caffè, ma anche il modo in cui il suo organismo reagisce alla caffeina.
Non esiste una risposta valida per tutti: la reazione dipende dalla frequenza con cui si beve caffè e dai valori pressori di partenza, oltre che da una serie di caratteristiche e circostanze. Tra i fattori menzionati figurano il peso, l’assunzione di contraccettivi orali, il fumo, la gravidanza e l’altitudine. Data questa combinazione di variabili, non si può concludere in anticipo che smettere di bere caffè modifichi la pressione allo stesso modo in persone diverse o porti a un determinato risultato.
Questa differenza è importante anche per valutare l’effetto di breve durata in sé. Una persona che beve caffè di rado può reagire a una tazza in modo diverso da chi ha fatto di questa bevanda una parte abituale della propria giornata. Di conseguenza, osservare la pressione dopo aver bevuto caffè in una persona non permette di formulare previsioni valide per tutti. Inoltre, le informazioni disponibili non consentono di ricondurre le conseguenze dell’astensione a una semplice formula: «smettere di bere caffè significa abbassare la pressione».
Perché le abitudini e la situazione di partenza contano
Un fattore associato alle diverse reazioni è l’abitudine alla caffeina. Con il tempo, chi la assume regolarmente può sviluppare una tolleranza: dopo una tazza, la pressione aumenta meno rispetto a chi beve caffè di rado. Questa osservazione aiuta a spiegare perché gli effetti della caffeina e quelli ipotizzati dopo aver smesso di assumerla possano variare. Tuttavia, questa differenza, da sola, non chiarisce cosa succede alla pressione di chi beve caffè regolarmente quando smette.
A uno studio pubblicato sulla rivista Nutritional Neuroscience hanno partecipato 77 adulti sani, ai quali è stato somministrato un espresso. Nelle persone che non avevano l’abitudine di bere caffè è aumentata la pressione sistolica, cioè il valore massimo. Nei bevitori abituali di caffè, invece, non è stata rilevata alcuna variazione dopo averlo bevuto. Il risultato è coerente con l’ipotesi di una reazione più contenuta in chi consuma caffè regolarmente, ma non chiarisce perché si verifichi.
Gli autori della discussione osservano che la differenza riscontrata può essere spiegata in modi diversi: potrebbe trattarsi di assuefazione alla caffeina, ma non si può escludere che i consumatori abituali avessero già la pressione alta a causa del consumo di caffè. Resta quindi poco chiaro in che misura rinunciare alla bevanda modificherebbe i valori di questo gruppo nel lungo periodo. I dati riportati non chiariscono se la caffeina influisca sulla pressione solo a breve termine o anche a lungo termine.
Cosa hanno mostrato i dati sull’ipertensione grave
Un’attenzione particolare è dedicata alle persone con ipertensione grave. In uno studio pubblicato sul Journal of the American Heart Association, ricercatori giapponesi hanno seguito le abitudini di 18.609 persone per quasi 19 anni. Tra i partecipanti con ipertensione di secondo e terzo grado — con una pressione pari o superiore a 160/100 — il consumo di due o più tazze di caffè al giorno è risultato associato a un rischio di morte per ictus, infarto o altre malattie cardiovascolari più che doppio.
Il confronto è stato effettuato con persone che bevevano una tazza di caffè al giorno o meno. Questi risultati riguardano specificamente il gruppo con ipertensione di secondo e terzo grado e le categorie di consumo indicate; non possono essere automaticamente estesi a tutti gli amanti del caffè. Inoltre, lo studio esamina il legame tra un’abitudine e il rischio di morte, non dimostra che il caffè, da solo, abbia causato uno specifico evento cardiovascolare in ciascun partecipante.
Una possibile spiegazione presentata nell’articolo è che la caffeina possa aver aumentato ulteriormente la pressione nelle persone che l’avevano già molto alta. Ictus e infarto sono strettamente legati all’ipertensione, ma questa spiegazione è indicata come un’ipotesi, non come una causa accertata del rischio osservato. La conclusione pratica è circoscritta: per le persone con ipertensione grave, i dati relativi a due o più tazze meritano attenzione, ma il meccanismo del legame resta poco chiaro.
Astinenza da caffeina: sintomi e approccio prudente
Nello stesso studio, il tè verde non è stato associato a un aumento del rischio di morte per malattie cardiache, nemmeno tra i partecipanti con ipertensione. Anche il tè contiene caffeina, sebbene in quantità inferiori rispetto al caffè. Questo confronto suggerisce che potrebbe contare non solo la quantità di caffeina, ma anche la bevanda con cui viene assunta. Tuttavia, questi dati non chiariscono perché i risultati relativi al caffè e al tè verde fossero diversi.
Interrompere bruscamente il consumo di caffeina può causare sintomi di astinenza. Secondo il manuale medico StatPearls, i disturbi possono comparire da 12 a 24 ore dopo l’ultima tazza. Tra i possibili sintomi sono elencati stanchezza, mal di testa, irritabilità, calo della motivazione, difficoltà di concentrazione, sbalzi d’umore, riluttanza a socializzare, nausea, dolori muscolari e sintomi simil-influenzali. La loro comparsa non significa che la pressione sia necessariamente cambiata.
Non è stata descritta una chiara regolarità secondo cui, durante l’astinenza, la pressione debba necessariamente aumentare o diminuire. Alle persone con problemi di pressione si consiglia di parlarne con il medico: mal di testa e stanchezza possono assomigliare ai sintomi dell’ipertensione. Per affrontare più facilmente l’astinenza, i medici raccomandano di ridurre gradualmente la caffeina, anziché interromperla bruscamente. Tra i possibili aiuti vengono menzionati anche antidolorifici da banco, riposo e una quantità sufficiente di acqua; non viene specificato l’effetto preciso di queste misure su ogni persona.
Fonte: UNIAN



