A Chernobyl i corvi comuni imparano dai corvi a rompere le noci

- I corvi lasciano cadere le noci sull’asfalto e le ruote delle auto aiutano a romperne il guscio.
- I corvi ripetono sempre più spesso questo metodo, ma di solito sono più prudenti e si avventurano meno spesso sulla carreggiata.
- Il ricercatore sottolinea la capacità dei corvi di apprendere, ma avverte: non si può affermare con certezza che una specie sia più intelligente dell’altra.
Una nuova strategia per procurarsi il cibo sulle strade di Chernobyl
A Chernobyl i corvi usano un metodo insolito per raggiungere il contenuto di una noce: l’uccello la afferra con il becco, si alza in volo e la lascia cadere sull’asfalto. Se il guscio rimane intatto, ripete il tentativo. In questo modo sfrutta una superficie dura invece di rompere la noce con il becco. Il ricercatore Sergej Žila ha raccontato questa strategia, descrivendo il comportamento dei corvi nella zona.
Secondo Žila, è ancora più efficace lasciare la noce sulla carreggiata: così le ruote delle auto ne schiacciano il guscio e gli uccelli non devono farlo da soli. A quel punto il corvo deve riuscire a recuperare il bottino prima che glielo portino via altri. L’osservazione mostra come l’uso della strada trasformi il processo stesso con cui gli uccelli si procurano il cibo: non si limitano a lasciar cadere la noce, ma possono anche sfruttare il passaggio delle auto.
Sempre più spesso, come osserva il ricercatore, anche i corvi neri prendono in considerazione questa tecnica. Cominciano anch’essi a raccogliere noci e a lasciarle cadere sull’asfalto. Tuttavia, secondo le osservazioni di Zhila, i corvi neri sono in genere più cauti delle cornacchie e si avventurano meno spesso sulla carreggiata. Non si tratta quindi di una copia completa del comportamento: il nuovo metodo viene già appreso, ma gli uccelli non lo applicano tutti allo stesso modo né si avvicinano alla strada con la stessa disinvoltura.
Come i corvi neri apprendono il metodo osservato
In autunno i corvi neri perlustrano attivamente i prati alla ricerca di cibo. Una noce trovata può essere mangiata subito oppure conservata per dopo, nascondendola nel terreno o sotto le foglie cadute. Questo comportamento trasforma la ricerca di cibo in una raccolta di scorte: l’uccello usa ciò che trova non solo come alimento immediato, ma anche come risorsa a cui potrà tornare in seguito. Nella fonte, l’autunno è indicato proprio come il periodo di ricerca più intensa.
Le noci nascoste non sempre si riescono a ritrovare: parte delle scorte rimane inutilizzata persino dagli uccelli che le hanno accumulate. Questo precisa il quadro del comportamento dei corvi: fare scorte di cibo non significa che ogni nascondiglio verrà necessariamente ritrovato e consumato. Nel complesso, la ricerca, la scelta tra mangiare subito e conservare il cibo, e i tentativi di rompere il guscio mostrano diversi modi di gestire il cibo descritti dal ricercatore.
Le cornacchie e i corvi appartengono alla famiglia dei corvidi, i cui membri si distinguono per le spiccate capacità cognitive. Secondo Zhila, imparano dall'esperienza, ricordano i luoghi in cui hanno trovato cibo, risolvono problemi complessi e possono usare oggetti per raggiungere uno scopo. Questo quadro generale aiuta a capire perché osservare i propri simili e apprendere un nuovo metodo per procurarsi il cibo non sembrino espedienti isolati e casuali, anche se le capacità delle diverse specie possono variare.
Scorte, memoria e apprendimento nei corvi
Come esempio di soluzione di un problema, il ricercatore cita esperimenti con i corvidi: gli uccelli gettavano sassolini nell’acqua per farne salire il livello e raggiungere il cibo che galleggiava in superficie. Un’azione del genere richiede di scegliere un mezzo per modificare la situazione, anziché limitarsi ad afferrare direttamente il cibo. Zhyla considera osservazioni simili una prova della capacità di trovare soluzioni insolite, e non di agire soltanto per istinto.
Anche le cornacchie sono in grado di svolgere compiti complessi e, in determinate circostanze, di usare strumenti. Zhyla sottolinea inoltre la loro capacità di imparare osservando altri individui. La vita in stormo crea condizioni in cui gli uccelli possono apprendere dall’esperienza dei propri simili; l’osservazione sulle noci a Chernobyl è compatibile con questa possibilità. Tuttavia, da sola non permette di stabilire quanto spesso questa tecnica venga trasmessa né per quanto tempo si conserverà.
Anche i corvi presentano caratteristiche sociali: ricordano bene i volti umani e possono riconoscere a lungo le persone da cui in passato hanno subito una minaccia. Inoltre, reagiscono al comportamento dei loro simili e lanciano richiami vocali per avvertirli del pericolo. In questo contesto, le storie secondo cui i corvi «si vendicherebbero» degli esseri umani trovano un fondamento nelle reazioni sociali osservabili, ma non dimostrano che questi uccelli provino il sentimento umano della vendetta.
Perché non si può dichiarare una specie più intelligente di un’altra
Zhila mette inoltre in guardia dal proiettare automaticamente sugli uccelli le emozioni umane. Il fatto che i corvi ricordino le persone che li hanno minacciati e i richiami con cui avvertono i loro simili aiutano a spiegare da dove nascano le storie di «vendetta», ma non consentono di interpretarle alla lettera. È importante distinguere tra i comportamenti descritti — memoria, riconoscimento e reazione al pericolo — e l’interpretazione umana delle motivazioni, che secondo la ricercatrice non è necessaria.
Non è possibile stabilire con certezza quale delle due specie sia più intelligente: cornacchie e corvi comuni mostrano capacità diverse e il risultato dipende dal compito specifico e dalle condizioni in cui viene svolto. Zhila ricorda inoltre che talvolta i corvidi vengono paragonati ai primati antropomorfi, ma invita a trattare con cautela analogie di questo tipo. Il semplice fatto che un animale usi uno strumento o risolva un singolo problema non basta a giustificare la riduzione dell’intelligenza di specie diverse a un’unica classifica generale.
Ai bordi delle strade di Chernobyl, la differenza emerge da comportamenti concreti: i corvi usano una tecnica già nota per rompere le noci, mentre le cornacchie osservano e provano a imitarla. Zhila ritiene possibile che col tempo questa tecnica diventi abituale per entrambe le specie, ma per ora è solo una possibilità, non un esito accertato. L’osservazione non dimostra che tutte le cornacchie abbiano già imparato il metodo né che useranno la carreggiata con la stessa frequenza dei corvi.
Fonte: UNIAN



