Takashi Yamazaki spiega come i gatti abbiano ispirato lo scontro culminante in «Godzilla: Minus Zero»

- Yamazaki ha raccontato che osservare i suoi due gatti è diventato un punto di riferimento quotidiano per rappresentare creature che lottano.
- Lo sceneggiatore ha immaginato lo scontro tra Godzilla e King Ghidorah come una lotta all’ultimo sangue, in cui gli avversari si feriscono e si indeboliscono gradualmente a vicenda.
- Il film ha ottenuto una classificazione R; l’uscita nelle sale statunitensi è prevista per il 6 novembre, ma l’anno non è specificato nell’articolo.
L’ispirazione felina per lo scontro tra kaiju
Il regista e sceneggiatore Takashi Yamazaki ha raccontato che, mentre lavorava allo scontro culminante di «Godzilla: Minus Zero», ripensava al comportamento dei suoi due gatti. Di solito gli animali sono amichevoli e giocano, ma a volte i loro giochi gli sembrano vere e proprie zuffe. È stata proprio questa osservazione quotidiana ad aiutarlo a immaginare come potrebbero comportarsi due creature gigantesche quando il gioco finisce e comincia una lotta seria.
Secondo Yamazaki, l’abitudine di osservare i gatti influenza il modo in cui percepisce qualsiasi lotta: gli sembra di vedere due animali domestici che si affrontano. Questo non significa che la scena riproduca alla lettera il comportamento degli animali. Piuttosto, la sua esperienza personale è stata il punto di partenza per mettere in scena lo scontro tra Godzilla e King Ghidorah, il mostro a tre teste: non un duello astratto, ma una zuffa caotica in cui ciascuno cerca di sopraffare l’avversario.
La natura felina di Ghidorah emerge anche dalla sua descrizione. Già alla sua prima apparizione, sbircia da dietro gli edifici mentre la gente cerca di mettersi in salvo: un comportamento che Yamazaki paragona a quello di un gatto a caccia. Poi il mostro devasta la città con scariche elettriche che scaturiscono dalle sue bocche. In seguito si sistema per un lungo sonno nel cratere di una montagna, che, alla scala dei kaiju, sembra una cuccia. Il contrasto rende la creatura al tempo stesso minacciosa e stranamente familiare.
La logica di sceneggiatura dello scontro all’ultimo sangue
La brutalità dello scontro finale nacque non solo dalle osservazioni del regista, ma anche da una formulazione precisa nella sceneggiatura. Yamazaki ricorda di aver definito lo scontro un combattimento all’ultimo sangue. Per lui, quell’idea implicava subito un esito inevitabile: se due esseri combattono fino alla morte, uno dei due deve morire. Perciò la messa in scena ruotava attorno alla domanda su cosa sarebbe successo quando entrambi avessero davvero usato le abilità con cui potevano uccidere l’avversario.
Yamazaki ragionava su uno scontro del genere immaginando avversari che si strappano a vicenda pezzi di carne, indebolendosi così l’un l’altro, per poi trovare l’occasione di sferrare il colpo di grazia. Gli sembrava naturale applicare una logica simile ai kaiju, se si trattava di un combattimento all’ultimo sangue. È così che si spiega la natura dello scontro: non un breve scambio di attacchi spettacolari, ma una progressiva distruzione fisica, in cui le ferite diventano parte del percorso verso la resa dei conti.
Il regista ha anche sottolineato che l’idea dell’inevitabile morte di uno dei due avversari implica caos e uno spettacolo doloroso. Ha però ammesso che a volte vede Godzilla come un gatto preso di mira. Questa percezione conferisce alla scena un tono ambivalente: lo scontro è grandioso e spietato, ma per il regista non si riduce a una dimostrazione di forza. Vi è anche un senso di compassione per la creatura, che si trova sotto l’assalto dell’altra.
Brutalità, classificazione e impatto sul pubblico
Nell’articolo lo scontro viene definito una delle battaglie kaiju più fisicamente brutali del franchise. Il paragone è con il film «Godzilla» di Gareth Edwards del 2014, ricordato per la mossa finale con il raggio termico atomico diretto alla gola del MUTO. In «Minus Zero», lo scontro con King Ghidorah comincia subito come una rissa ravvicinata, in cui i mostri attaccano i punti deboli l’uno dell’altro. Il paragone descrive l’impressione suscitata dalle scene, non una valutazione ufficiale del franchise.
Per il climax, i creatori hanno scelto una classificazione R, riservata a un pubblico adulto: nell’articolo viene definita la prima classificazione di questo tipo per un film di Godzilla. Ciò dà un contesto alla rappresentazione particolarmente sanguinosa dello scontro, anche se la classificazione in sé non spiega tutte le scelte registiche, che Yamazaki collega soprattutto all’idea di una lotta all’ultimo sangue e al comportamento animale. Per lo spettatore, in pratica, è un segnale che la scena propone una violenza rappresentata in modo più crudo di quanto ci si potrebbe aspettare da una consueta avventura per tutta la famiglia.
Nel materiale viene evidenziata anche un’altra peculiarità tecnica del film: è stato il primo film giapponese girato per IMAX. Si tratta di un aspetto distinto della produzione, che il regista non ha indicato come causa della violenza o fonte dell’immagine felina. Insieme al divieto ai minori di 17 anni, mostra che il film si distingue sotto due aspetti: il formato delle riprese e il livello di violenza sullo schermo. Tuttavia, nel racconto di Yamazaki non ci sono dettagli su come l’IMAX abbia influito sulla messa in scena di una specifica battaglia.
La première e le domande sul sequel
L’articolo sottolinea che il film combina distruzione su vasta scala con elementi umani emotivamente intensi, e che il combattimento culminante sfrutta l’occasione per mostrare le conseguenze di un colpo senza attenuarne l’impatto. Allo stesso tempo, la spiegazione del regista distoglie l’attenzione dagli effetti speciali e la riporta alla semplice idea di partenza: due creature, ciascuna in grado di uccidere l’altra, si affrontano senza alcuna intenzione di cedere. È proprio questa logica a collegare l’idea alla base della sceneggiatura alla forma fisica e caotica della scena.
L’uscita nelle sale statunitensi di «Godzilla: Minus Zero» è fissata al 6 novembre; il materiale originale non indica l’anno, quindi non è possibile precisarlo sulla base di questa notizia. La recensione pubblicata elogia a parte le scene di distruzione, appaganti e visivamente impressionanti, provocate dai mostri giganti. Si tratta della valutazione del recensore, non di una dichiarazione di Yamazaki sulle intenzioni del film. Il racconto sui gatti completa il quadro, spiegando come il regista immaginasse il comportamento dei mostri mentre combattevano.
Il futuro della serie resta incerto. Secondo la pubblicazione, Yamazaki non ha ancora deciso se trasformare i suoi film su Godzilla in una trilogia. Ha anche detto che cercare di superare l’Oscar vinto da «Godzilla Minus One» potrebbe diluire ciò che rende efficace il film. Queste osservazioni non confermano né i piani per un terzo film né la rinuncia a realizzarlo. Perciò il racconto attuale svela l’idea alla base di un unico climax, ma non dà una risposta sulla direzione futura della serie.
Fonte: IGN




