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Passare a un vaccino ricombinante contro l'herpes zoster riduce il rischio di malattie cardiovascolari del 9 %.

AutoreTeam editoriale 28-08-2026, 08:00 229
Passare a un vaccino ricombinante contro l'herpes zoster riduce il rischio di malattie cardiovascolari del 9 %.
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In breve
  • Il passaggio da un vaccino vivo a un vaccino ricombinante riduce il rischio di CVD del 9 % in 7 anni.
  • La riduzione del rischio è più pronunciata nelle donne (≈11 %) rispetto agli uomini (≈7 %).
  • I farmaci ricombinanti sono più sicuri per le persone con sistema immunitario compromesso.

Nel 2023‑2024, un gruppo di epidemiologi del Regno Unito ha condotto un esperimento naturale confrontando due generazioni di vaccini contro il fuoco di Sant'Antonio (herpes zoster). La prima generazione consiste in farmaci vivi attenuati, utilizzati nel programma nazionale di immunizzazione per oltre dieci anni. La seconda sono vaccini ricombinanti, basati su un soggetto proteico del virus, approvati nel 2018.

Metodologia dello studio

Gli scienziati hanno analizzato i dati di oltre 300 000 pazienti che hanno ricevuto il primo vaccino nel periodo 2005‑2015 e li hanno confrontati con quelli che sono stati vaccinati con il farmaco ricombinante nel 2018‑2022. Per valutare il rischio di complicazioni cardiovascolari sono stati utilizzati registri di ospedalizzazione e mortalità, oltre a informazioni su patologie concomitanti. Il periodo medio di osservazione è stato di sette anni dopo la vaccinazione.

Il principale risultato è stata la scoperta di una riduzione del rischio complessivo di tre gravi condizioni – malattia coronarica, insufficienza cardiaca cronica e ictus ischemico – del 9% nei riceventi del vaccino ricombinante rispetto a coloro che sono stati vaccinati con il vaccino vivo. Questo dato è stato mantenuto per tutto il periodo di osservazione.

Un'analisi separata ha mostrato che il grado di riduzione del rischio variava in base al sesso. Nelle donne, la riduzione relativa del rischio è stata di circa l'11%, mentre negli uomini è stata di circa il 7%. Gli autori collegano queste differenze ai noti polimorfismi della risposta immunitaria e al fatto che le donne, in media, sono più sensibili alle reazioni vaccinali.

L'importanza dei dati ottenuti è dovuta al fatto che il fuoco di Sant'Antonio è spesso accompagnato da una sindrome dolorosa prolungata (nevralgia post-erpetica), che di per sé aumenta la probabilità di sviluppare complicazioni cardiovascolari. La riduzione della frequenza di queste complicazioni può alleviare il carico sul sistema sanitario e migliorare la qualità della vita dei pazienti.

I vaccini ricombinanti, a differenza di quelli vivi, non contengono virus attenuati, il che li rende più sicuri per le persone con un sistema immunitario compromesso. Inoltre, provocano una risposta immunitaria più stabile, come dimostrato da livelli più elevati di anticorpi a lungo termine.

I risultati ottenuti supportano le raccomandazioni delle organizzazioni internazionali, come il CDC e l'EMA, per passare all'uso di preparati ricombinanti nei calendari nazionali delle vaccinazioni. Nel Regno Unito è già iniziato il processo di sostituzione dei vaccini vivi con i nuovi, e passi simili sono previsti in diversi paesi europei.

Tuttavia, i ricercatori notano che sono necessarie ulteriori osservazioni per valutare l'effetto a lungo termine di oltre sette anni, così come per chiarire i meccanismi che collegano la vaccinazione contro il fuoco di Sant'Antonio con la riduzione del rischio cardiovascolare.

Fonte: N+1

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