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I botanici hanno confermato l'ipotesi di Darwin sui predatori di pietra

AutoreTeam editoriale 6-08-2026, 04:00 139
I botanici hanno confermato l'ipotesi di Darwin sui predatori di pietra
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In breve
  • I botanici hanno dimostrato la predazione di Saxifraga candelabrum.
  • La pianta cattura gli insetti con peli appiccicosi.
  • Il profumo dei fiori attira la preda, poi avviene la digestione.
  • Evoluzione: dalla difesa alla predazione completa.

Uno studio recente, pubblicato nella rivista Nature Communications, ha confermato l'ipotesi di Charles Darwin, avanzata più di un secolo e mezzo fa, secondo cui alcuni membri del genere Saxifraga sono in grado di nutrirsi in modo predatorio. Gli scienziati si sono concentrati sulla specie Saxifraga candelabrum, che cresce in condizioni estreme dell'altopiano tibetano.

Un team di botanici ha condotto osservazioni sul campo e esperimenti di laboratorio, registrando il comportamento degli insetti vicino ai fusti della pianta. Si è scoperto che la superficie del fusto è coperta di microscopici peli appiccicosi, in grado di trattenere piccoli scarafaggi e larve.

Meccanismo di attrazione della preda

I ricercatori hanno scoperto che la saxifraga emette composti aromatici tipici degli odori floreali, che attraggono le potenziali vittime. Una volta intrappolati, gli insetti si trovano incollati ai peli, dopo di che la pianta inizia il processo di scissione enzimatica dei loro tessuti.

L'analisi della composizione chimica dei tessuti della pianta ha rivelato la presenza di enzimi proteolitici in grado di scomporre le proteine della preda e liberare aminoacidi, che vengono poi assimilati dalla pianta. In questo modo, Saxifraga candelabrum ottiene una fonte aggiuntiva di azoto e altri nutrienti non disponibili nei terreni montuosi poveri.

Il contesto evolutivo è stato preso in considerazione. Secondo gli scienziati, i peli appiccicosi sono originariamente emersi come meccanismo di difesa contro gli invertebrati erbivori, che potevano danneggiare i giovani germogli. Col tempo, a causa dell'esposizione prolungata a un accesso limitato ai nutrienti, queste strutture hanno acquisito la funzione di catturare e digerire insetti, trasformando la pianta in un vero e proprio predatore.

La conferma dell'ipotesi di Darwin è di fondamentale importanza per comprendere le strategie adattative delle piante negli ecosistemi estremi. Essa amplia la comprensione della varietà di modi per ottenere nutrienti e sottolinea il ruolo dell'evoluzione convergente, quando funzioni simili emergono in gruppi tassonomici non correlati.

I ricercatori sottolineano che ulteriori studi su tali specie potrebbero rivelare nuovi percorsi biochimici, potenzialmente utili per l'agricoltura e la medicina, oltre ad aiutare nella conservazione di uniche ecosistemi montani, soggetti ai cambiamenti climatici.

Pertanto, a 150 anni dalla prima formulazione di Darwin, i moderni metodi di biologia molecolare e osservazioni sul campo consentono di confermare definitivamente che la Saxifraga candelabrum appartiene effettivamente alle piante carnivore.

Fonte: N+1

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