Un esperimento trentennale nelle foreste australiane ha mostrato i vantaggi della pesante potatura

- Un esperimento di 30 anni ha confrontato quattro approcci di gestione forestale
- Il pesante diradamento ha prodotto alberi con un diametro fino a 1,5 m e una crescita del 20%
- Il carbonio nelle aree diradate è paragonabile o supera quello di controllo
- I risultati mostrano il potenziale di un intervento moderato nelle foreste
La questione di come gestire al meglio le foreste è discussa in Australia da diversi decenni. Tradizionalmente, il dibattito si è concentrato su due estremi: la protezione totale delle foreste o il loro abbattimento per sostenere le economie locali. Tuttavia, i risultati di un esperimento a lungo termine condotto nelle foreste montane del Victoria mostrano un quadro più complesso.
A metà degli anni '80, il governo dello stato del Victoria ha investito circa 26 milioni di dollari australiani in uno studio sulle alternative al disboscamento tradizionale 'clearfelling', in cui l'intera area viene completamente abbattuta. È stato creato il progetto Silvicultural Systems, che includeva due aree sperimentali: Tanjil-Bren nelle Central Highlands e Cabbage Tree Creek nell'East Gippsland.
Su ciascuno di essi sono stati confrontati quattro approcci: grandi disboscamenti larghi 250‑350 m, piccoli disboscamenti 50‑140 m, taglio pesante (rimozione del 50‑70 % degli alberi) e aree di controllo senza intervento. A Tanjil-Bren, dove crescevano pini "mountain ash" dopo gli incendi del 1939, sono stati installati centinaia di punti di osservazione e monitorati migliaia di piantine.
All'inizio degli anni 2000, i risultati hanno mostrato che il pino si riprende meglio nei grandi disboscamenti. Nei piccoli disboscamenti e nelle aree con copertura conservata dominavano specie di sottobosco, come l'acacia. Queste conclusioni sono state pubblicate, ma poi dimenticate, quando la strada per l'esperimento è stata invasa dalla vegetazione e il segnale è scomparso.
Nel 2014, i ricercatori dell'Università di Melbourne hanno visitato nuovamente Tanjil-Bren. Hanno scoperto che le conclusioni iniziali si mantenevano: dopo 30 anni, il pino nei grandi disboscamenti rimane sano e abbondante. Tuttavia, l'osservazione più sorprendente è stata fatta nelle aree pesantemente disboscate.
Gli alberi rimasti dopo il diradamento si sono rivelati enormi: con un'età media di 80 anni, il loro diametro superava un metro, e alcuni esemplari raggiungevano 1,5 m. Rispetto alle aree di controllo, il diametro degli alberi più grandi nel diradato era superiore del 20%.
Inoltre, nel diradamento pesante, l'accumulo di carbonio nel legno si è rivelato non inferiore, e talvolta anche superiore, a quello delle foreste intatte. In trent'anni, tali aree hanno completamente ripristinato il carbonio rimosso durante il disboscamento e hanno aggiunto una riserva aggiuntiva, paragonabile a quella delle foreste naturali.
Questi dati sottolineano che interventi moderati ma intensi nella struttura della foresta possono favorire la crescita di alberi di grandi dimensioni e un'efficace cattura del carbonio, offrendo un'alternativa sia al disboscamento totale che alla protezione totale.
Fonte: ScienceDaily



