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Studio: tre porzioni al giorno di latticini ad alto contenuto di grassi non hanno peggiorato i principali indicatori di salute

AutoreTeam editoriale Oggi, 14:23 0
Studio: tre porzioni al giorno di latticini ad alto contenuto di grassi non hanno peggiorato i principali indicatori di salute
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In breve
  • In uno studio condotto su 74 adulti, tre porzioni al giorno di latticini interi per 12 settimane non hanno peggiorato il peso, la composizione corporea o i livelli di colesterolo rispetto a una dieta con pochi latticini.
  • I gruppi che consumavano più latticini hanno mostrato un miglioramento della pressione arteriosa e assunto più calcio, proteine e vitamina D.
  • Il campione ridotto e la breve durata dello studio non consentono di valutare i benefici a lungo termine o il rischio di malattie cardiovascolari.

Cosa ha rilevato lo studio canadese

Per decenni, le linee guida alimentari in Canada e in altri Paesi hanno spesso consigliato di scegliere latte, yogurt e altri latticini a basso contenuto di grassi o senza grassi. Uno dei motivi principali era la preoccupazione per i grassi saturi: possono aumentare i livelli di LDL, il cosiddetto colesterolo «cattivo». Il suo accumulo è associato alla formazione di depositi di grasso nelle arterie e a un aumento del rischio di problemi cardiovascolari.

Un nuovo studio canadese aggiunge dati al dibattito su quanto chiaramente questo rischio possa essere esteso ai latticini interi. Il team guidato da Harvey Anderson, professore all’Università di Toronto, ha esaminato non un singolo grasso o nutriente, ma un’alimentazione che prevedeva porzioni quotidiane di latticini. Nell’arco di 12 settimane, tra i partecipanti che ne consumavano tre porzioni al giorno non sono state rilevate variazioni sfavorevoli del peso, della composizione corporea e del colesterolo rispetto al gruppo che ne consumava pochi.

I risultati sono stati pubblicati su The Journal of Nutrition. Sono in linea con il quadro più ampio descritto nell’articolo: molti studi condotti sugli esseri umani non hanno riscontrato un chiaro legame tra il consumo di latticini ad alto contenuto di grassi e conseguenze negative per la salute, mentre alcuni hanno segnalato una possibile protezione. Come esempio specifico viene citato uno studio di Kozeta Miliku, che ha rilevato un’associazione tra il consumo di latte intero e un minor rischio di obesità nei bambini. Questa associazione, di per sé, non dimostra un rapporto di causalità.

Come è stato strutturato lo studio

Allo studio hanno partecipato 74 adulti in sovrappeso o con obesità. Sono stati assegnati casualmente a tre diversi regimi alimentari. Il primo gruppo ha seguito una dieta ipocalorica con pochi latticini. Il secondo ha consumato tre porzioni di latticini al giorno, mantenendo una dieta a bilancio energetico neutro: l’apporto calorico previsto doveva corrispondere al dispendio energetico dell’organismo.

Anche il terzo gruppo ha consumato tre porzioni di latticini al giorno, ma senza particolari restrizioni caloriche sul resto della dieta. A tutti i partecipanti sono state fornite indicazioni basate sulla guida alimentare canadese e i latticini utilizzati nello studio sono stati forniti dai ricercatori. La descrizione dello studio sottolinea che si trattava di prodotti interi; pertanto, i risultati si riferiscono allo specifico regime sperimentato e non possono essere automaticamente estesi a tutti i tipi di latticini o a qualsiasi schema alimentare.

Al termine delle 12 settimane, i ricercatori hanno confrontato il peso corporeo, la composizione corporea e i livelli di colesterolo, tra gli indicatori della salute metabolica. Nei gruppi che consumavano tre porzioni di latticini al giorno non sono emerse differenze significative in questi parametri rispetto al gruppo che ne consumava pochi. In altre parole, nell’arco di tempo e alle condizioni dell’esperimento, aumentare la quota di latticini non è stato associato al peggioramento previsto degli indicatori elencati.

Perché la struttura del prodotto è importante

Anderson ha inoltre riferito che, tra i partecipanti che consumavano tre porzioni al giorno, non si sono riscontrati livelli sfavorevoli di colesterolo o di altri lipidi nel sangue, né segni di insulino-resistenza. I lipidi sono grassi e sostanze simili ai grassi che circolano nel sangue, tra cui il colesterolo e i trigliceridi. L’insulino-resistenza significa che le cellule rispondono meno all’insulina; ciò rende più difficile regolare la glicemia e aumenta il rischio di diabete di tipo 2.

Nei gruppi con un consumo più elevato di latticini, i ricercatori hanno osservato un miglioramento della pressione arteriosa e un apporto maggiore di calcio, proteine e vitamina D. Queste sostanze sono importanti per la salute delle ossa, la funzione muscolare e altri processi dell’organismo. Tuttavia, la fonte non riporta in questo caso valori numerici delle variazioni, quindi non è possibile valutarne l’entità sulla base della descrizione pubblicata. Questa osservazione integra i risultati principali, ma non elimina i limiti del piccolo studio.

Una possibile interpretazione è legata all’ipotesi della matrice lattiero-casearia. Questa suggerisce di considerare non solo la quantità di un singolo nutriente, ma anche la struttura fisica dell’alimento e l’interazione tra i suoi componenti. In quest’ottica, il latte, il formaggio o lo yogurt non sono considerati come una semplice somma di grassi, proteine, vitamine e minerali. Perciò, la risposta dell’organismo a un alimento intero può essere diversa da quella a una quantità equivalente di grassi saturi assunti separatamente.

Che cosa i risultati non dimostrano ancora

Anderson descrive i prodotti lattiero-caseari come una combinazione di due principali proteine del latte — caseina e proteine del siero del latte — con grassi e altri nutrienti. Entrambe le proteine forniscono gli aminoacidi necessari per costruire e mantenere i tessuti, ma vengono digerite e assorbite a velocità diverse. Secondo la spiegazione della ricercatrice, la disposizione reciproca di proteine, grassi e nutrienti può influire sulla velocità con cui le sostanze vengono rilasciate durante la digestione.

Questa spiegazione resta una possibile interpretazione, non un meccanismo dimostrato che la sperimentazione stessa abbia verificato separatamente. Il suo significato più generale è che non sempre è possibile prevedere gli effetti di un alimento esaminandone un singolo componente — per esempio i grassi saturi — separatamente dal prodotto nel suo insieme. Anche la struttura dell’alimento, la sua composizione complessiva e le interazioni tra le sostanze possono avere importanza. Lo studio, tuttavia, ha valutato gli indicatori dei partecipanti, senza esaminare nel dettaglio ogni fase della digestione.

Gli autori sottolineano la necessità di studi più ampi e di durata maggiore. Lo studio attuale ha coinvolto soltanto 74 adulti ed è durato tre mesi, quindi non stabilisce se i cambiamenti osservati si mantengano nel tempo e se influiscano sul rischio di malattie cardiovascolari. Per ora, la conclusione pratica è limitata: nel gruppo studiato, tre porzioni al giorno di latticini ad alto contenuto di grassi non hanno causato variazioni sfavorevoli in una serie di parametri misurati. Ciò non equivale alla prova di un beneficio a lungo termine né a una raccomandazione universale.

Fonte: ScienceDaily

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