Le malattie infiammatorie intestinali aumentano il rischio di complicazioni in gravidanza

- Lo studio collega la VZK a un aumento del rischio di preeclampsia
- Le donne con IBD hanno più frequentemente parti prematuri
- I disturbi ipertensivi senza preeclampsia non sono aumentati
Ricercatori americani hanno pubblicato i risultati di un piccolo studio nella rivista American Journal of Gastroenterology. Gli scienziati hanno analizzato i dati di donne in gravidanza con diagnosi di malattie infiammatorie intestinali (IBD), come la malattia di Crohn e la colite ulcerosa.
L'IBD è una malattia autoimmune cronica che colpisce il tratto digestivo ed è accompagnata da infiammazione sistemica. Si stima che dallo 0,5% all'1% delle donne in gravidanza affronti queste patologie, il che richiede un'attenzione particolare da parte di ginecologi e gastroenterologi.
Gli autori dello studio hanno scoperto che le donne con IBD hanno una maggiore probabilità di sviluppare preeclampsia, una complicanza caratterizzata da ipertensione e proteinuria dopo la 20ª settimana di gravidanza. Inoltre, è stato osservato un aumento dei casi di parti prematuri, quando il bambino nasce prima della 37ª settimana.
È interessante notare che il rischio di disturbi ipertensivi, non correlati alla preeclampsia, non è aumentato. Ciò suggerisce che il processo infiammatorio, e non solo l'aumento della pressione, gioca un ruolo chiave nell'insorgenza di complicazioni in questo gruppo di pazienti.
Meccanismi di influenza
I meccanismi di influenza delle IBD sulla gravidanza non sono ancora completamente svelati, tuttavia si ipotizza che le citochine pro-infiammatorie sistemiche possano compromettere la funzione placentare e contribuire all'attivazione prematura delle contrazioni uterine.
I dati ottenuti sottolineano la necessità di un monitoraggio più attento delle donne in gravidanza con IBD. Si raccomanda ai medici di controllare regolarmente i valori della pressione sanguigna, il livello di proteine nelle urine e lo stato della cervice, oltre a considerare la possibilità di un uso profilattico di farmaci anti-infiammatori sotto la supervisione di uno specialista.
In generale, lo studio amplia la comprensione della relazione tra infiammazione cronica e salute riproduttiva. Con l'aumento del numero di donne con IBD, l'identificazione tempestiva del rischio e la correzione del piano di parto possono ridurre la frequenza di gravi complicazioni e migliorare gli esiti sia per la madre che per il neonato.
Fonte: N+1



