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Avengers n. 1: il rilancio di Chip Zdarsky e Marco Checchetto restituisce stabilità alla squadra

AutoreTeam editoriale Ieri, 22:23 3
Avengers n. 1: il rilancio di Chip Zdarsky e Marco Checchetto restituisce stabilità alla squadra
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In breve
  • Una nuova squadra prende forma dopo «Avengers: Armageddon», senza un reclutamento prestabilito
  • Spider-Man diventa il centro morale del numero, mentre Captain Marvel si abitua ai suoi poteri indeboliti
  • La recensione elogia i disegni di Checchetto e l’integrazione della storia nella continuity attuale di Marvel

Il rilancio dopo «Avengers: Armageddon»

Secondo la recensione, negli ultimi dieci anni la serie di punta di Marvel dedicata agli Avengers ha attraversato un periodo difficile. A giudizio dell’autore della recensione, neppure il lavoro di autori di spicco come Jason Aaron e Jed MacKay è riuscito a restituirle il fascino delle epoche di Brian Michael Bendis e Jonathan Hickman. Il nuovo rilancio, dunque, non sembra un semplice cambio del team creativo, ma un tentativo di ridefinire ciò che può rendere la serie interessante per i lettori.

Questa volta Marvel ha affidato la serie allo sceneggiatore Chip Zdarsky e al disegnatore Marco Checchetto. La loro precedente collaborazione su «Daredevil» viene definita nella recensione una delle migliori serie sul personaggio del XXI secolo, perciò le aspettative per il nuovo progetto sono alte. Il successo del lavoro precedente, tuttavia, non garantisce di per sé che il loro approccio funzioni altrettanto bene con un gruppo corale come quello degli Avengers: il primo numero dovrà dimostrare se gli autori sapranno trasferire i punti di forza della loro precedente collaborazione in una storia diversa.

Il primo dubbio riguarda la formazione: ricorda molto quella dei «New Avengers» di Bendis, anche se a essa si unisce Wonder Man, introdotto di recente. Questa somiglianza poteva sembrare un tentativo di suscitare rapidamente nostalgia per un periodo più riuscito della serie. La recensione sottolinea però che la scelta dei personaggi ha una logica narrativa e che l’esecuzione è abbastanza diversa da impedire che l’albo sembri una semplice riproposizione di una vecchia formula. La somiglianza c’è, ma non toglie autonomia al rilancio.

Una squadra nata dalle circostanze

La storia comincia dopo gli eventi di «Avengers: Armageddon». I precedenti membri della squadra si sono ritirati per vari motivi e, quando il mondo ha di nuovo bisogno di protezione, altri eroi devono prendere il loro posto. Tra coloro che colmano il vuoto ci sono Spider-Man, Wolverine, Wonder Man e Captain Marvel, che appare provata e cupa. La nuova serie definisce così fin da subito la situazione di partenza: la formazione consueta non esiste più e la squadra del futuro deve ancora prendere forma.

Come in «New Avengers» del 2004, gli eroi si ritrovano insieme non per un piano di reclutamento preordinato, ma per una serie di circostanze. È un’importante analogia tra le due storie, ma non la prova che la nuova serie ripeta la vecchia: nell’albo attuale, la squadra nasce dal vuoto concreto lasciato dai membri che se ne sono andati. La recensione ritiene che questo modello sia adatto al franchise. Offre agli autori la possibilità di mostrare non solo come si riunisce il gruppo, ma anche perché ogni eroe si trovi proprio lì nel momento in cui il mondo ha di nuovo bisogno di aiuto.

Il primo albo non può approfondire tutte le future relazioni all’interno della squadra, ma Zdarsky usa già le differenze tra gli eroi per dare slancio alla scena. Invece di una lunga introduzione su chi va d’accordo con chi, la storia comincia a costruire legami e mette in evidenza le diverse reazioni all’assenza dei Vendicatori. Questo ritmo aiuta a presentare il nuovo gruppo attraverso le azioni e le interazioni. Tuttavia, un solo albo non basta ancora per capire quanto durerà l’unità appena nata e quali conflitti saranno alla base degli sviluppi successivi della serie.

I personaggi definiscono il tono emotivo

Un posto speciale è riservato al legame tra Matt Murdock e Carol Danvers. La recensione sottolinea che lo sceneggiatore non traspone negli «Avengers» una formula già pronta tratta dal suo precedente lavoro su Daredevil, ma si concentra fin da subito sul rapporto tra Matt e Captain Marvel. Per Carol è anche un momento di adattamento: cerca di ambientarsi in un nuovo mondo, nel quale i suoi poteri sono diventati solo l’ombra di ciò che erano. Questa combinazione di dinamiche personali e cambiamenti nelle capacità dell’eroina rende la loro interazione uno dei punti di forza del numero d’esordio.

Da questo avvicinamento nasce anche una marcata sfumatura romantica: l’autore della recensione ipotizza con ironia che, dopo questo numero, potrebbero farsi avanti lettori interessati alla coppia Daredevil e Captain Marvel. Si tratta di un’impressione suscitata da una dinamica appena agli inizi, non della conferma che la loro relazione sia già diventata il fulcro della serie. Più importante è il fatto che le scene con Matt e Carol aiutano a mostrare lo stato d’animo dei personaggi attraverso il loro rapporto, anziché limitarsi a elencare i cambiamenti nella formazione o a spiegare le conseguenze degli eventi di «Armageddon».

Spider-Man diventa il centro morale della storia. Lo preoccupano in particolare sia l’assenza degli Avengers sia la freddezza con cui la società guarda ai supereroi in questo momento. Per Peter non è la prima volta che fa parte di una squadra, ma la recensione descrive l’albo come un possibile punto di svolta: ora deve agire in una situazione in cui non ha accanto il gruppo di sempre con cui condividere la responsabilità. Il principio di Peter, secondo cui da un grande potere derivano grandi responsabilità, risuona quindi con più forza: non come una frase già sentita, ma come un imperativo di comportamento quando non c’è nessuno che possa dare il cambio all’eroe.

Il disegno e il posto nella continuità complessiva della Marvel

La recensione valuta particolarmente bene l'aspetto visivo. Checchetto arriva al nuovo progetto dopo aver lavorato con Hickman a «Ultimate Spider-Man» e, secondo l'autore della recensione, vi porta i suoi punti di forza. Tra questi figurano la plasticità espressiva delle figure, il tratto elegante e volti le cui emozioni si colgono senza spiegazioni superflue. Vengono inoltre segnalati i capelli dei personaggi, diventati un tratto distintivo riconoscibile del disegno dell'artista. Questo elogio riguarda lo specifico stile visivo dell'albo, non soltanto l'impressione generale suscitata da un rilancio di grande richiamo.

Anche la messa in scena delle sequenze riceve una valutazione positiva: la sceneggiatura alterna momenti intimi ad azioni su vasta scala, e l'artista si muove con sicurezza in entrambi i registri. I colori di Matt Wilson completano i disegni, creando, secondo la recensione, un'atmosfera al tempo stesso accogliente e, a tratti, lievemente inquietante. Questa combinazione è importante per il primo numero: deve far conoscere i protagonisti al lettore e trasmettere la minaccia che spinge il nuovo gruppo a riunirsi. La recensione ritiene che le scelte visive sostengano entrambi gli obiettivi.

Infine, il numero è collegato alle trame attuali della Marvel attraverso i recenti lavori di Zdarsky su «Armageddon» e «Captain America», oltre che attraverso la situazione attuale degli stessi eroi. La recensione cita come esempio la situazione attuale di zia May nella storia di Spider-Man, ma sottolinea che conoscere altre serie non è un requisito indispensabile per la lettura. Questo rende l’universo più coeso, senza trasformare l’ingresso in una nuova storia in una prova di familiarità con tutti i numeri collegati. Resta ancora da vedere se questo equilibrio potrà essere mantenuto anche in seguito.

Fonte: IGN

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