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La plastica, un tempo considerata innocua, può contribuire allo sviluppo della steatosi epatica.

AutoreTeam editoriale Сегодня, 01:17 1
La plastica, un tempo considerata innocua, può contribuire allo sviluppo della steatosi epatica.
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In breve
  • Le microplastiche possono aggravare la steatosi epatica
  • Il polietilene attiva una proteina che regola il metabolismo dei grassi
  • Sono necessarie ulteriori ricerche sugli effetti delle microplastiche sulla salute

L'influenza del polietilene sulla salute del fegato

Le microplastiche, incluso il polietilene, sono diventate oggetto di attive ricerche negli ultimi anni. Queste minuscole particelle di plastica sono state trovate in vari ambienti, compresi oceani, acqua potabile e persino nel corpo umano. Nonostante la loro presenza sia ben documentata, gli scienziati continuano a studiare come l'esposizione prolungata alle microplastiche possa influenzare la salute umana. I ricercatori dell'Università del Texas A&M hanno identificato una potenziale minaccia per la salute legata al polietilene, uno dei plastiche più comuni al mondo.

Il polietilene rappresenta circa un terzo della produzione totale di plastica nel mondo ed è utilizzato in beni di uso quotidiano, come imballaggi, contenitori e pellicole. Nonostante il suo ampio utilizzo, l'influenza del polietilene sulla salute del fegato è rimasta poco studiata. Il dottor Adi Joshi, professore associato di fisiologia veterinaria e farmacologia, ha osservato che "nessuno ha studiato l'influenza del polietilene sulla salute del fegato, anche se è la plastica più prodotta".

La ricerca ha dimostrato che l'esposizione al polietilene può contribuire allo sviluppo della steatosi epatica, che si verifica con l'accumulo di grasso in eccesso nelle cellule del fegato. Secondo l'Associazione Americana per il Fegato, questa malattia colpisce circa il 25% della popolazione mondiale, rendendola un grave problema globale. Gli scienziati hanno scoperto che anche senza l'influenza di una cattiva alimentazione, l'esposizione al polietilene aumentava i tassi di steatosi epatica.

Studio sul polietilene e sulla steatosi epatica

Quando l'esposizione al polietilene era combinata con una dieta ricca di grassi, fruttosio e colesterolo, i sintomi della malattia epatica diventavano più pronunciati. Questo indica che l'esposizione a inquinanti ambientali e cattive abitudini alimentari possono amplificare gli effetti dannosi l'uno dell'altro, potenzialmente aggravando il danno epatico. Il dottor Joshi ha osservato che "le persone con una dieta occidentale, che include hamburger e bevande gassate, possono avere un rischio maggiore di progressione verso la steatosi epatica con l'esposizione al polietilene".

I risultati della ricerca sono stati inaspettati, poiché il polietilene è tradizionalmente considerato un materiale relativamente biologicamente inerte. Ciò significa che gli scienziati lo consideravano generalmente meno probabile che interagisse con i sistemi biologici rispetto a sostanze più reattive. Tuttavia, nuovi dati mostrano che il polietilene può influenzare le funzioni epatiche in modi che non erano stati precedentemente considerati.

I ricercatori della Texas A&M University, insieme a scienziati dell'Università dell'Oklahoma, hanno applicato una potente tecnologia nota come trascrittomica spaziale. Questo metodo consente di studiare l'attività genica mantenendo informazioni sulla posizione delle singole cellule nei tessuti. Utilizzando questo approccio, il team è stato in grado di mappare le aree di danno epatico associate all'esposizione al polietilene e identificare i percorsi molecolari che possono spiegare questi effetti.

Meccanismi di azione delle microplastiche sul fegato

Una delle scoperte importanti è stata che il polietilene attiva la proteina PPAR-alpha, che aiuta a regolare il metabolismo dei grassi nel fegato. I ricercatori hanno anche identificato il gene ANXA2, associato al ripristino dei tessuti, come un ulteriore possibile fattore che contribuisce al processo di malattia. Queste scoperte forniscono un quadro più dettagliato di come il polietilene possa interferire con le normali funzioni del fegato, inclusi i meccanismi di protezione e ripristino del tessuto danneggiato.

Il dottor Joshi ritiene che comprendere questi percorsi biologici possa alla fine aiutare i ricercatori a identificare potenziali metodi di trattamento che riducano gli effetti nocivi dell'esposizione alle microplastiche. Tuttavia, nonostante i risultati importanti, rimangono aperte diverse questioni chiave. I ricercatori pianificano di scoprire se l'esposizione al polietilene possa contribuire a forme più gravi di malattie del fegato, incluso il fibrosi.

La fibrosi si verifica quando danni ripetuti o costanti al fegato portano all'accumulo di tessuto cicatriziale, il che può compromettere il normale funzionamento dell'organo. Il team intende anche studiare altri processi molecolari legati alla reazione del fegato al polietilene. Uno degli obiettivi principali sarà determinare se l'interazione con la via PPAR-alpha possa aiutare a proteggere il fegato dai danni legati ai microplastiche.

Necessità di ulteriori ricerche

"Questo studio preliminare mostra che il polietilene può contribuire alla malattia grassa del fegato, e l'uso della trascrittomica spaziale ha permesso di identificare con precisione dove si è verificato il danno nel fegato", ha osservato Joshi. "Altri microplastiche potrebbero essere dannosi per il fegato, e dobbiamo sicuramente studiare altre classi di microplastiche".

I risultati ottenuti evidenziano le crescenti preoccupazioni riguardo ai possibili effetti sulla salute legati ai microplastiche, sebbene siano necessarie ulteriori ricerche per stabilire come queste osservazioni sperimentali si correlano all'esposizione quotidiana dell'uomo. Per il dottor Joshi, questa scoperta sottolinea la necessità di uno studio più approfondito sull'impatto dei microplastiche sulla salute.

In conclusione, lo studio del polietilene e del suo impatto sulla salute del fegato apre nuovi orizzonti nella comprensione dell'influenza delle microplastiche sul corpo umano. Poiché il polietilene è una delle plastiche più diffuse, i suoi potenziali effetti sulla salute richiedono ulteriore attenzione e studio per sviluppare strategie di minimizzazione dei rischi associati alla sua esposizione.

Fonte: ScienceDaily

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